Targhe estere, soltanto l’intestatario può immatricolare il veicolo in Italia

Targhe estere, soltanto l’intestatario può immatricolare il veicolo in Italia

Il Sole 24 Ore 21 DICEMBRE 2018 di Maurizio Caprino

DECRETO SICUREZZA

Dalla Motorizzazione i primi chiarimenti sulla stretta contro gli abusi

Se si sceglie il rimpatrio il foglio di via può chiederlo anche l’utilizzatore

Arrivano le prime istruzioni per far fronte all’ondata di sanzioni e adempimenti dovuta alla stretta sui “furbetti della targa estera”, introdotta dalla conversione in legge del decreto sicurezza (Dl 113/2018). Dopo l’entrata in vigore, il 4 dicembre, gli uffici della Motorizzazione sono stati presi d’assalto da stranieri residenti in Italia da tempo che circolano con veicoli ancora immatricolati all’estero. Ieri la direzione generale della Motorizzazione, con la circolare 33292, ha ritenuto ammissibili alcune semplificazioni per chi riporta il mezzo all’estero o per chi lo reimmatricola in Italia. Ma restano molti problemi.
Si chiarisce innanzitutto che la stretta riguarda anche le persone giuridiche. Nel senso che è sanzionabile anche chi risiede da oltre 60 giorni in Italia ed è socio, amministratore, collaboratore o dipendente di una persona giuridica italiana che ha ottenuto in comodato o comunque in uso non legato a leasing o noleggio con targa estera.
Viene affrontato soprattutto il frequente problema dei veicoli intestati non al residente in Italia che li guida, ma a una persona che si trova all’estero e non può chiedere personalmente (come imporrebbe un’interpretazione letterale della legge) foglio di via e targa provvisoria per rimpatriare il mezzo o carta di circolazione e targhe italiane (nazionalizzazione).
Nel caso del rimpatrio, può provvedere l’utilizzatore residente in Italia, sulla base di una delega o di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. Foglio di via e targa non possono comunque essere rilasciati se il veicolo ha la revisione scaduta (occorre trasportarlo con una bisarca).
Nel caso della nazionalizzazione, resta l’obbligo che a provvedere sia l’intestatario. Se questi non può, occorre che ceda il mezzo all’utilizzatore, con le procedure previste nel Paese di attuale immatricolazione.
Tra i problemi che restano c’è quello dei veicoli in comproprietà, ipotesi piuttosto diffusa. Non è chiaro se anche in questo caso per la nazionalizzazione occorra una cessione all’estero.
Inoltre, la procedura resta quella ordinaria delle nazionalizzazioni. Comprende quindi l’obbligo di censimento all’agenzia delle Entrate, che appare inutile in questo caso. Ma la Motorizzazione attende che sia l’Agenzia a pronunciarsi. Ciò può dilatare ulteriormente i tempi per le nazionalizzazioni, già resi spesso lunghi dalla scarsità di personale della Motorizzazione.