Residenti all’estero sotto tiro

Residenti all’estero sotto tiro

LA NUOVA VOLUNTARY

Il Sole 24 Ore 16 Novembre 2016 di Marco Cerrato

Controlli. I Comuni obbligati a segnalare chi chiede l’iscrizione all’Aire

Una delle principali novità della voluntary disclosure 2 è rappresentata dall’introduzione di una norma finalizzata alla creazione di liste selettive di contribuenti “sospettati” di non avere aderito alla voluntary.
A tal fine sono stati introdotti due nuovi commi (17-bis e 17-ter) all’articolo 83 del Dl 212/2008 (convertito con modificazioni dalla legge 133/2008), relativo alla partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento dell’agenzia delle Entrate. Nelle intenzioni del legislatore tale norma favorirà l’azione accertatrice degli uffici finanziari nei confronti di chi non ha aderito alla procedura facendosi scudo del trasferimento della residenza all’estero. Viene infatti previsto che i Comuni sono obbligati a segnalare all’erario le richieste di iscrizione all’Aire per la formazione di liste selettive per gli accertamenti sulle attività estere non dichiarate. È anche prevista la formazione di liste selettive ai fini dei controlli di coloro che si sono trasferiti all’estero e non hanno presentato la voluntary. La norma è tesa sia a colpire i trasferimenti di residenza fittizi o reali attuati dal 2010 in poi al fine di acquisire lo status di residente negli Stati in cui si trovavano depositate le attività estere non dichiarate al fisco italiano, acquisendo la disponibilità di tali attività senza avere l’obbligo (imposto dagli istituti bancari esteri, in primis quelli svizzeri) di provvedere alla regolarizzazione fiscale nello Stato di origine. Con la previsione in esame l’Agenzia delle entrate potrebbe acquisire dati e notizie per attivare richieste di gruppo nei confronti degli Stati con i quali sono in vigore accordi che consentono lo scambio di informazioni.
La nuova norma potrebbe favorire l’accertamento di attività estere non dichiarate soprattutto alla luce dei nuovi trattati per lo scambio di informazioni sottoscritti dall’Italia. In tali trattati (o protocolli) sottoscritti all’inizio del 2015 dall’Italia con la Svizzera, il Liechtenstein e il Principato di Monaco è prevista la possibilità per ciascuno degli Stati firmatari di presentare richieste di gruppo. La richiesta di gruppo si differenzia dalla cosiddetta fishing expedition perché circoscrive in modo chiaro e concreto la tipologia dei contribuenti di cui si chiedono informazioni. Nei protocolli con il Liechtenstein e il Principato di Monaco è stato specificato che le richieste possano riguardare tutti i cittadini italiani che:
hanno chiuso la relazione bancaria;
hanno sostanzialmente svuotato la relazione bancaria;
hanno una relazione bancaria non più movimentata.
Per quanto riguarda la Svizzera i presupposti per le richieste di gruppo non sono specificati, ma ciò non sembra sufficiente a tranquillizzare coloro che detengono all’estero relazioni o beni (ad esempio immobili) non dichiarati e non regolarizzati nell’ambito della prima voluntary disclosure. È di pochi giorni fa infatti la notizia che il tribunale federale svizzero ha accolto la richiesta di gruppo presentata dai Paesi Bassi nei confronti di un primario istituto elvetico volta ad ottenere informazioni rilevanti relative a cittadini olandesi (in particolare, relative a coloro che non avessero risposto alla lettera con cui la banca aveva chiesto di fornire la prova della regolarità fiscale dei depositi). È evidente che una tale decisione potrebbe stimolare le autorità fiscali italiane, in concomitanza della riapertura dei termini della procedura di collaborazione volontaria, per formulare una analoga richiesta di gruppo, oppure richieste relative ad ex residenti trasferitisi verso Stati collaborativi che non abbiano comunicato ai locali istituti bancari l’avvenuto perfezionamento della voluntary disclosure per gli anni anteriori al trasferimento o che non abbiano chiesto la sottoscrizione del waiver o, ancora, che siano titolari di diritti reali su immobili ivi situati